Del mio ombelico

Stamattina ho mangiato un gelato. Mi hanno detto che il segreto per fregare il blocco dello scrittore sia scrivere una cosa qualsiasi e continuare, poi le parole escono da sole, non credo funzioni.

Facciamo finta però che sia così, stamattina ho mangiato un gelato – fragola e pistacchio – mentre camminavo per le vie di una città che frequento ma non conosco.

C’era il sole e i ragazzi erano tutti in giro, sembravano felici e in gran confidenza; io invece mi trovo sempre fuori anche se ora ho una gelateria preferita e, probabilmente, qualcuno che studia le mie abitudini.

Di sicuro i miei compagni pensano che io sia un po’ strana, ma in fondo innocua, come quando andavo a scuola e mi si voleva bene, perché facevo ridere, ma con moderazione.

E quindi alla fine sono cresciuta, sono emigrata ma è cambiato poco, leggo ancora libri invece di ascoltare le lezioni e scrivo ancora di me e del mio ombelico.

Solo che, adesso, ballo canticchiando per casa e ho ripreso ad attorcigliarmi i capelli tra le dita, come faceva mia mamma quando le sedevo accanto -  allo specchio la vedo sempre più spesso e la cosa non mi spaventa – e poi ci sei tu che mi fai notare che le periferie delle città sono tutte uguali,  per darmi conforto e farti premiare con sorrisi.



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