“Una notte vidi un gatto, mi disse io non so”
Domande desuete, tra il ticchettare dei tasti, come finestre nelle quali non riuscire a rientrare.
Occhiate furtive effusioni indiscrete, in posti in cui forse si doveva evitare.
Parole arroccate nell’esofago, soffocate lì sul nascere, espresse in silenzi.
Sensazioni e percezioni confuse e non catalogabili, autentiche se proprio non si può resistere all’esigenza di incasellarle.
Note e strada come nutrimento e nuvole come sfondo
E sempre sorrisi (ancora una volta come carte geografiche)


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